A cosa servono una cravatta, un'orecchino, un tatuaggio, un kilt, un piercing o un anello al naso? Caratterizzano il nostro aspetto e danno agli altri informazioni su di noi, su come la pensiamo, sulla nostra posizione sociale, sul gruppo al quale apparteniamo... Sciocchezze, si direbbe, ma l'uomo presta attenzioni ed energie a questi segnali da millenni. Una delle prime e più importanti manifestazioni di caratterizzazione dell'aspetto, comprovata da numerosissimi ritrovamenti archeologici, é la colorazione degli indumenti: sappiamo ad esempio che i cinesi e i palafitticoli dell'attuale Svizzera tingevano i loro tessuti già 4000 anni fa.
Si usavano spesso estratti vegetali e minerali, prima di tutto, ma anche altri metodi molto curiosi: la porpora era ricavata da quantità enormi di ghiandole di minuscoli molluschi (Murex e Purpura).
Più o meno antichi, pregiati, complessi, laboriosi, raffinati, costosi in quanto a materie prime e tempi di lavorazione, molti sistemi artigianali di tintura e decorazione resistono ancora oggi nel mondo, anche se é grande il rischio che gran parte di essi siano destinati a scomparire nel volgere di pochi decenni. Un grande patrimonio culturale che rappresenta il particolare, la diversità, l'originalità, i significati arcaici e la bellezza delle lavorazioni tradizionali, rischia di sparire, vittima di un conformismo sintetico e di firme industriali, come é accaduto per molte tecniche artigianali.
Ho avuto occasione di seguire in Mali lavorazioni di tintura tradizionale (bogolan, "ciò che é effetto del fango"). Alcuni toni, i tratti semplici ma efficaci, i motivi ripetuti ottenuti dalle vecchie bambara e forse la prolungata lontananza dalla mia terra, dato che la tecnica é ben diversa, mi ricordavano le "stampe romagnole".
In effetti la stampa a ruggine, di cui si parla già in testi greci e romani, é presente anche nella tradizione egizia, indiana e in generale in quella africana e asiatica. In Italia si é diffusa solo nel XVI° secolo grazie al Rinascimento che rinnovava l'interesse verso l'artigianato. La sua diffusione in Romagna e nel Montefeltro non é antichissima: risale al 1700. Solo trecento anni, ma intensi e creativi. Le prime raffigurazioni di cui si ha notizia ritraevano un medaglione con S. Antonio Abate, protettore degli animali. Nella prima metà del novecento i campioni della razza bovina romagnola, merce preziosa, erano frequentemente presentati alle sagre paesane e alle fiere del bestiame ornati di tessuti stampati a ruggine. Oggi la stampa a ruggine non sembra rischiare l'estinzione: diversi validi artisti ed artigiani la utilizzano riproponendone l'iconografia classica e a volte sperimentando innovazioni. Il mercato (e ancora soprattutto il mercatino) la sta riscoprendo e valorizzando.
Si possono trovare documenti, stampe e molte cose interessanti anche su argomenti correlati presso il Museo del Territorio di San Pietro in Campiano (RA).
Esiste addirittura, a Cesena, una Associazione Stampatori Tele Romagnole.
La più antica bottega specializzata nella stampa a ruggine pare sia L’antica Stamperia Marchi a Santarcangelo di Romagna, dove si conserva l'ultimo esemplare esistente di màngano.
Ho trovato anche: Stamperia Bertozzi e Stamperia F.lli Pascucci a Gambettola, Stamperia Ruggine e Stamperia Olivetti a S. Sofia, Stamperia Lea Fantasie a Riccione, Stamperia Miserocchi (dell'eclettico artista Egidio Miserocchi) a Santo Stefano (RA), C'era una volta a Cervia, Stamperia Braghittoni di Cesenatico, Stamperia Casadei di Bellaria Igea Marina, Artigianato artistico Il guado a Forlì, mentre a Castrocaro la Stamperia Tessuti Stramiello rinnova una tradizione avviata a metà '800 dalla famiglia Dalmonte. Sicuramente ci sono moltri altri laboratori che mantengono viva questa tradizione (se ne avete notizia li citerò volentieri) e la filosofia che sembra unirli é la conservazione degli elementi grafici tradizionali affiancata ad un'innovazioneattenta a non stravolgere l'essenza stilistica originale. Insomma, a differenza di molte altre, quest'arte sembra ben tutelata. Esistono poi microrealtà territoriali, nelle cui pieghe si nascondono persone che coltivano quest'arte per pura e autentica passione. Ne é un esempio Cristina Mordenti, che ho incontrato alla "Chiesina dell'ospedale" di Meldola, all'inaugurazione della bella esposizione "Identità" di Mario di Cicco (4-14 novembre 2005). Quest'ultimo ha voluto presentare una sua opera (una composizione decisamente romagnola) con una coreografia di stampe a ruggine di Cristina Mordenti e poesie in dialetto scritte da Tito di Bertinoro (che spero vorrà presto permettermi di pubblicare qualche sua poesia nel sito degli scariolanti). Cristina ha allestito un piccolo laboratorio privato a Modigliana. Partecipa a quelle sagre di paese nelle quali si respira l'attenzione al valore dell'artigianato tradizionale. Come intagliatrice ha partecipato alla realizzazione della porta d'ingresso del Museo Interreligioso di Bertinoro.
Mi spieghi questa tecnica?
I blocchi di legno, incisi a mano, sono inchiostrati in un colore tutto naturale, composto da vari elementi fra cui farina, aceto ed estratto di ferro. Sono poi "battuti" con un grosso martello, il mazzuolo, sul tessuto (cotone, canapa e lino, fibre naturali) dove lasciano l'impronta del disegno inciso sul legno.
A questo punto il tessuto viene fatto asciugare e fissato.
Il procedimento permette di ottenere un stampa inalterabile nel tempo anche in seguito a forti lavaggi, questo perché il colore usato è la vera ruggine di ferro che una volta penetrata in profondità nel tessuto, si "lega" alle fibre in modo indissolubile.
I disegni sono tuoi o sono i classici romagnoli? Stampo l'uno e l'altro.
Lascio spesso inalterati i motivi tradizionali della stampa a ruggine romagnola: l'uva, il gallo, le spighe di grano.... ma gioco anch'io inventando nuovi disegni.
In questo caso ho collaborato con Mario di Cicco seguendo le sue indicazioni che ho interpretato a modo mio.
Perché questa tecnica ti affascina tanto? Il "ruggine", se usato con garbo, ha il fascino del colore ricavato con i sistemi naturali.
Ha un tono difficilmente definibile, elegante e raffinato, che dà nobiltà e dignità storica ai decori.
Ha un'origine popolare che trasmette semplicità.
E' effettivamente determinante la ruggine o é solo un elemento folcloristico in una tecnica "xilografica" manuale? Folcloristico o no, fa parte della tradizione.
E solo questo metodo consente di ottenere questa tonalità.
Come avviene il fissaggio?
Credo si possa dire che cambia a seconda dell'artigiano.
Io immergo il capo in acqua fredda e soda caustica.
I tessuti sono poi insaponati più volte, sciacquati e pronti per l'uso.
E' vero che la tecnica di base é ancora un segreto custodito da ogni artigiano? Sì.
Bambòza
Ringrazio Cristina Mordenti per aver messo a disposizione gran parte delle immagini presenti in questa pagina.
Stampi
Stampo
Utensili
Il logo dell'Associazione Stampatori Tele Romagnole
Cornucopia
Baruffa
Uva
Rose
Merletto
Tralci Spiga e grappolo d'uva
Drago di Spallicci
Per approfondire l'argomento vai alla pagina "Trebb