di Romano Conficoni

Introduzione, foto (1° maggio 2006, S. Pietro in Vincoli)
ed elaborazioni grafiche di Claudio Tedaldi
Grazie ai ragazzi della Scuola primaria Diego Fabbri di Forlì e all'insegnante Maria Letizia per l'entusiasmo e gli apprezzamenti per il nostro sito e in particolare per questa pagina.

Carriola dopo carriola, il paesaggio cambiava nel corso dei secoli. Il mondo si muoveva con tempi lunghi e distanze immense..
Improvvisamente arrivò la rivoluzione tecnologica con un'invenzione destinata ad accorciare drasticamente i tempi e le distanze: la bicicletta.
Non si trattava solo del modo di muoversi: l'organizzazione del lavoro mutò velocemente, creando nuovi mestieri mentre molti di quelli antichi si modificavano adattandosi alle nuove tecnologie.
L'Emilia-Romagna, per lo più pianeggiante, fu un teatro privilegiato di questi cambiamenti.
La capiente carriola trova ancora oggi i suoi spazi, ma le due ruote offrirono subito nuove possibilità, come vediamo in questi esempi, a partire dal piccolo rimorchio del lattoniere che presentiamo in questa pagina, realizzata grazie alla ricerca di Romano Conficoni (333-7251185).
Romano, infatti, ha una grande passione:
la storia del lavoro sui veicoli a due ruote
.
Da qualche decennio colleziona biciclette storiche che offrono un punto di vista insolito e vivo della Romagna di ieri. Ne presentiamo qui solo alcune, accompagnate da alcuni suoi appunti.

E Rudarè - La Bicicletta dell'Arrotino
E Barbìr - La Bicicletta del Barbiere
E Calzuler - La Bicicletta del Calzolaio
E Stagnì - La Bicicletta del Lattoniere
E sert - La Bicicletta del Sarto



E Rudarè - La Bicicletta dell'Arrotino

L'antichissimo mestiere dell'arrotino (nato probabilmente all'età del bronzo o del ferro) nei primissimi anni del XX° secolo non doveva essere equipaggiato diversamente da come qui interpretato: la bicicletta (originale del periodo) é di robusta fattezza, attrezzata con l'ormai logora ruota per arrotare gli strumenti, la morsa e le cassette per gli strumenti.
Immaginate questo artigiano sempre in viaggio alla ricerca di attrezzi da sistemare, in costante movimento sia per la città che per i campi, dove i braccianti lo aspettano per sistemare i loro strumenti logori dall'usura: zappe, falci, forcali, vanghe.

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E Calzulér
La Bicicletta
del Calzolaio

Tra i ricordi gioiosi della mia infanzia c'è il calzolaio, un omino sempre ricurvo sul suo mestiere, occupato a incollare, tagliare, sistemare le nostre scarpe.
Spesso la miseria del dopoguerra non ci permetteva di acquistare scarpe comode e alla moda, ma lui era presente ovunque per sistemare quel maledetto chiodino che ci forava i piedi o quella suola che non ne voleva sapere di rimanere incollata.
E gli zoccoli?
Che male che mi facevano ai piedi!
Lui li ammorbidiva con una limata e via, ero pronto di nuovo a giocare, a lavorare, a vivere.
E lui ripartiva con la sua fida amica, la sua bicicletta, certo sporca di mastice (erano più le volte che era forata) ma era per lui e per noi una certezza: non avremmo girato a lungo senza suole ai piedi.

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E Barbìr - La Bicicletta del Barbiere

La bottega era nella piazza principale, di fronte al bar del circolo. C'erano il cavalluccio per i bambini e l'odore del sapone da barba e dello shampoo.
Con quell'aria sempre cordiale a bonacciona, sapeva sempre tutto di tutti, e con tutti parlava, rideva e scherzava. Per i lavoratori che non potevano abbandonare il raccolto, però, il ricordo è diverso, più tenero, addolcito dal focolare di casa. Lui caricava la sua bicicletta ed offriva il suo servizio la sera a domicilio. Una lavata veloce, una rasata delicata, taglio corto e un po' di profumo per affrontare una nuova giornata di sudore e di fatica, ma con un aspetto decoroso, la faccia pulita e lo spirito alto, grazie al barbiere di fiducia.

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E Stagnì
La Bicicletta
del Lattoniere

Un altro mestiere, un altro instancabile lavoratore e la sue inseparabile bicicletta; questa interpretazione su materiali originali ci riporta con la mente ai periodi dell'infanzia, quando in Europa a nel mondo sparivano i paioloni in rame a facevano la prima comparsa i tegami e le padelle in alluminio. Tutti noi scoprivamo questo materiale nuovo e riscoprivamo questo lavoratore, prima instancabile a lucidare il rame ed ora a riparare l'alluminio, le mani sempre bruciate dal fuoco e la bicicletta segnata da un impegno duro.
Le bacchette di stagno e il piombo, il fornelletto: ricordi di un lavoro che non esiste ormai più. La bicicletta é appoggiata al muro, consumata dalla ruggine, e ovunque intorno un mondo di acciaio, macchine moderne e plastica.
Ma nella mente resta il ricordo di un tempo che fu.

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E sért
La Bicicletta
del Sarto

Ho un grande amico che faceva il sarto.
Aveva mani che facevano invidia alla più dolce signorina della borghesia. Cuciva e rammendava di tutto.
Si dice che da giovane abbia lavorato per il sindaco e la giunta e che un giorno abbia incontrato anche lui, che durante la guerra facesse il sarto nelle trincee, su al nord.
La guerra gli ha segnato i lineamenti ed il cuore: due figli non sono mai tornati e la casa è un rottame.
Curvo ma orgoglioso, girava per le viuzze della città.
Le donzelle lo aspettavano per un rammendo, una stirata al colletto della camicia.
Il vestito per la sera era salvo.
Adesso lo vedo arrivare con la sua fida bicicletta, i suoi arnesi logori dall'usura, così come le sue mani e forse i suoi pensieri.
Ogni volta che passa da me ho decine di colletti da stirare e camice da rammendare.
Si accomoda nel cortile di casa un paio d'ore. Poche lire per così tanto lavoro. Pago, lui riordina gli attrezzi, il carbone della caldaietta e riparte, in cerca di altri lavori, con il peso degli anni sulle spalle ed il suo mestiere nelle mani.
Ciao, amico mio, ti aspetto lunedì prossimo. Un giorno, forse, saprò dirti quanto ti ammiro.

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